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Tradizioni

Come tutte le popolazioni sarde, anche i talanesi erano e sono devoti cristiani e tengono molto alla parte religiosa delle feste.

Pur essendo stato sempre un paese dall'economia piuttosto povera, anche in passato non mancavano i momenti ludici e di sano divertimento, in genere espresso con gli aspetti più tipici e riferibili alla tradizione di tutta l'isola. Le feste corrispondevano in genere ai periodi più importanti del calendario agricolo, ossia quello che scandiva durante le stagioni alcuni appuntamenti produttivi o contrattuali del mondo dei campi e della pastorizia. I pastori, spesso isolati per settimane o mesi nelle campagne dietro il gregge, sentivano il bisogno di ritornare in paese durante i giorni di festa, per ricongiungersi con la famiglia e ritemprarsi, e anche le famiglie e tutto il paese ne traevano notevole giovamento.                       ,                          ,

Ancora oggi poco è cambiato, e le feste onorano i santi di cui ancora in paese si conserva il culto. In parte è venuta meno la consuetudine di offrire, da parte dei pastori, una pecora o una capra, la cui carne veniva arrostita e offerta ai partecipanti forestieri e ai contadini, insieme a pane e vino. Ciascun proprietario uccideva un animale per i bisogni della famiglia. In queste occasioni, inoltre, si faceva in grande quantità il pane bianco lavorato nelle forme più fantasiose. Per la festa maggiore di S. Marta l'obriere offriva ''su puggioni'', un panino bianco a forma di piccione immerso nel miele.

Dai registri dei conti parrocchiali si ricava inoltre l'uso delle corse di cavalli con premi ai vincitori, che comunque producevano dei ricavi da utilizzarsi per le feste e per la parrocchia.

La confraternita del Rosario coltivava gratis la terra ''de Nostra Signora'' e con il grano prodotto si costituiva un montegranatico. Queste sementi venivano date in prestito a imbudu mou (un imbuto per ogni starello di terreno) alle famiglie che, nei duri mesi di marzo e aprile, avevano finito le provviste. La Santa era anche proprietaria di capi di bestiame di varia specie che si davano a pascolare ai vari pastori alle condizioni usuali. Da qui derivò il bestiame che grazie ai suoi prodotti e relativi ricavi contribuì alla costruzione della chiesa attuale. Alla chiesa di S. Efisio fu regalata una cavalla che, attraverso regolare allevamento, produsse una piccola mandria.

Per quanto riguarda le usanze più in generale, non si apprezzano sensibili differenze rispetto a quelle degli altri paesi d'Ogliastra e dell'intera Sardegna, anche se l'isolamento che ha caratterizzato il paese per secoli ha determinato delle particolarità che riportiamo nell'ultimo paragrafo riguardante alcune consuetudini curiose e ormai abbandonate.

[Testi tratti da ''Guida di Talana sui monti d'Ogliastra'', collana ''Guide al Territorio della Sardegna'', di Salvatore Colomo - Editrice Archivio Fotografico Sardo Nuoro. Edizione 2009].

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